LA LUNGA LOTTA DEI LAVORATORI “INIDONEI”

Il parlamento si dà la “Mancia” (160 milioni di euro ai gruppi parlamentari)

ma licenzia 3.500 docenti inidonei

Il decreto legge sulla revisione di spesa è arrivato a tal punto blindato alla Camera, che nessuna discussione è stata possibile sul testo, neanche per acquisire il parere favorevole della VII Commissione Cultura alla revisione di alcuni articoli, tra cui quello sugli insegnanti inidonei (art 14, comma 3).

Così il testo che taglia sanità, scuola ed enti locali per miliardi di euro non offre sponde ai lavoratori e alle lavoratrici, ma con la Legge Mancia elargisce un premio di ben 160 milioni di euro ai gruppi parlamentari che hanno “ obbedito” agli ordini di scuderia.

Così è stato deciso sui docenti inidonei, protagonisti di un lungo e estenuante presidio di protesta davanti alle aule parlamentari contro il loro licenziamento di massa. Le precarie condizioni di salute non concentono alla stragrande maggioranza dei docenti inidonei, di potersi spostare dalla attuale sede di servizio. Così come non permetterebbe loro di svolgere proficuamente il lavoro nelle future segreterie scolastiche o nei laboratori.

I docenti inidonei non possono che ribadire quanto da loro sostenuto sin dall’inizio della propria battaglia:

– gli insegnanti inidonei lavorano quotidianamente su posti sui quali sono con  regolare contratto, ma ciò nonostante li si vuole licenziare come docenti;

– la riassunzione nei nuovi ruoli comporterà per gli inidonei un esubero di 1.100 unità di personale, che sarà messo in mobilità una volta diventato ATA;

–  il lavoro svolto dagli inidonei è funzionale all’attività didattica e si inserisce a pieno titolo come sostegno al piano dell’offerta formativa, visto che i docenti lavorano per 36 ore settimanali nelle biblioteche, nei laboratori, o nelle segreterie con funzioni di supporto al piano didattico.

I docenti, il cui risparmio previsto dalla manovra ammonta a 38 milioni di euro, avevano fornito al governo, seguendo le indicazioni del premier Monti, la soluzione che avrebbe permesso a loro e agli insegnanti soprannumerari di rimanere al proprio posto senza sprechi di denaro pubblico e ai precari ATA di ricevere tutti i posti disponibili. Ma il governo, troppo impegnato a spartirsi l’ulteriore personale “mancia” di 160 milioni di euro, ha ben pensato di non utilizzare i soldi dei cittadini e delle cittadine per sanare situazioni dall’ambiguo profilo costituzionale, ed ha preferito procedere a colpi di machete.

Nonostante sia stato chiaro sin dall’inizio che né il Senato né la Camera avrebbero apportato modifiche di sorta al testo della spending review, i docenti inidonei per 12 giorni non hanno smesso di protestare per affermare le proprie ragioni rispetto ad un licenziamento immotivato, inutile, dispendioso, chiaramente illegittimo, di stampo autoritario.

Lo scorso 7 agosto, si è svolto un incontro tra i docenti inidonei e il sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Antonio Malaschini, per sostenere la necessità che nel previsto Decreto Correttivo sia inserita la revisione del provvedimento che riguarda i docenti affetti da gravi patologie.

Dopo le lettere inviate al Presidente della Repubblica e alla Presidenza del Consiglio, i Cobas hanno inoltrato, in base alle nuove disposizioni e così come concordato con i docenti, una diffida al MIUR, agli Uffici scolastici regionali e agli Uffici scolastici provinciali :

“Si diffida il MIUR ed i suoi organi periferici, dall’adottare atti consistenti nel cambio di profilo professionale del lavoratore docente idoneo ad altri compiti, dall’adottare atti che comportano il passaggio d’ufficio ad ATA, dall’adottare atti e provvedimenti che comportano il trasferimento del lavoratore dal luogo di lavoro a cui sono oggi adibiti ad altro luogo di lavoro; da adottare atti in palese violazione anche del comma 15 dell’articolo 14 del  decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 stante la non attuazione della detta disposizione; dall’attuare atti unilaterali che comportino cambio di profilo professionale, di mansione, di luogo di lavoro senza che venga richiesto e prestato il consenso del lavoratore visto il comma 5 e 6 della legge 104/1992 e articolo 2103 CC”.

I Cobas hanno dunque già allertato il proprio studio legale e invitano le Organizzazioni Sindacali a non firmare alcun atto che sancisca il licenziamento dei docenti e la loro riassunzione come ATA con modalità poco chiare e garanzie. Continueranno a sostenere le ragioni dei docenti inidonei e li invitano a rimanere in contatto con le sedi territoriali e la sede nazionale, per avere le informazioni necessarie sulle modalità attraverso le quali continuare l’opposizione.

 

Anna Grazia Stammati

(Esecutivo Nazionale Cobas Scuola)

  

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