7 MAGGIO 2° giorno di sciopero. Anche la presidente dell’Invalsi non capisce i quiz: «Non si possono effettuare le prove sulla base di tranelli o furbizie»

Per il secondo giorno consecutivo l’effetto combinato dello sciopero di docenti e ATA e delle critiche di gruppi consapevoli di genitori ha fatto inceppare l’inutile e dannosa macchina da quiz che vorrebbe testare tutte le alunne e gli alunni d’Italia e valutare la scuola solamente sulla base di prove a crocette limitate alle sole abilità di comprensione e di matematica, scaricando tutte le altre materie e gli ambiti della relazione, dell’inclusione, del sostegno, della didattica cooperativa.
Nonostante i comportamenti scorretti di diversi dirigenti scolastici che hanno provveduto a illegittimi cambi di turno e alla sostituzione del personale in sciopero, le scuole che non sono riuscite a svolgere regolarmente i quiz sono numerosissime.

In molte scuole si sono presentati solamente gli insegnanti del pomeriggio, limitando l’astensione al turno interessato alla “somministrazione dei test”. In altre sono stati gli stessi genitori che hanno tenuto i bambini a casa ed è significativa la nascita di iniziative dal basso che propongono attività didattiche e ludiche per i bambini tenuti a casa dai test.Lo sciopero inoltre ha visto l’adesione anche di molti insegnanti delle classi non coinvolte nella “somministrazione”, sia per esprimere la contrarietà alla “scuola dei test”, sia per rivendicare le altre richieste incluse nella piattaforma Cobas: restituzione degli scatti di anzianità e rinnovo contrattuale, NO ai soldi alle scuole private, alla riduzione di un anno della scolarità, ai BES, alle classi-pollaio; per massicci investimenti nella scuola pubblica, per l’assunzione stabile dei docenti ed ATA precari e la definitiva garanzia del mantenimento del ruolo docente per gli “inidonei”, per il pensionamento immediato dei Quota 96.
Ora il testimone contro i quiz Invalsi passa alla scuola secondaria: il 13 maggio lo sciopero dei lavoratori sarà affiancato dalle azioni di boicottaggio degli studenti
* * *
Dall’intervista di  Flavia Amabile sulla Stampa
BASTA TRABOCCHETTI: DAL PROSSIMO ANNO CAMBIERÀ IL TEST INVALSI”
ROMA – Mai più domande trabocchetto, mai più quiz inutilmente arzigogolati: la promessa è della presidente dell’Invalsi Anna Maria Ajello alla vigilia della nuova tornata di test che prendono il via da oggi coinvolgendo oltre due milioni di studenti fino a giugno. Gli ultimi a sostenere la prova saranno i ragazzi di terza media per i quali il test sarà prova d’esame.
Con i test Invalsi tornano anche le polemiche. Lei ha scritto ai docenti alla vigilia delle prove accennando allo sviluppo di pratiche didattiche più efficaci. 
Domanda. Che cosa vorrebbe cambiare?
Risposta. «I test vengono rivisti regolarmente e cambiati perché, ad esempio, alcune formulazioni sono troppo complicate. Ho provato a leggere le domande del test di seconda elementare, in alcuni casi ho dovuto leggerle due volte prima di capire la domanda. Non è ammissibile». 
D. Sono le domande-trabocchetto.
R. «Non si possono effettuare le prove sulla base di tranelli o furbizie. Non vanno rese più difficili i test ricorrendo a queste complicazioni». 
D. Resta l’opposizione dei sindacati. Oggi scioperano i Cobas contro quello che definiscono «l’insensato rito del quiz-indovinello».
R. «E’ vero che c’è sempre opposizione ai test ma è anche vero che si tratta di un’opposizione molto ridimensionata rispetto a quanto avveniva in passato. È anche vero che, se per quelli che hanno un po’ di anni come me, un tempo la valutazione nemmeno esisteva, ora, invece, si tratta di un tema di cui discutere, da modificare semmai, ma da cui non si prescinde. Non è un risultato banale ed è il frutto del lavoro di questi anni da parte anche degli insegnanti che si sono lasciati coinvolgere. Senza di loro questo sistema non starebbe in piedi, voglio sottolinearlo».
D. Non tutti sono convinti, però. 
R. «Ma anche chi ha dei dubbi fa svolgere regolarmente le prove e molti di loro riescono anche ad usare i dati».
D. Il nodo è proprio questo: come vengono poi usati i dati? 
R. «Chi sostiene che i test Invalsi servano a valutare gli insegnanti irrobustisce solo le critiche. Servono per valutare le competenze acquisite e per confrontare i dati in modo da mettere a punto indicatori per evidenziare il peso che le diverse variabili socio-economiche, socio-culturali e familiari possono avere nel determinare i risultati ottenuti».
D. C’è un’altra novità di cui si parla da anni, l’introduzione del test Invalsi all’ultimo anno delle superiori. A che punto siete?
R. «Siamo in una fase di sperimentazione tra proposte diverse. Siamo ancora in mare aperto, dobbiamo fare in modo che la comunità scientifica raggiunga un accordo. Ci sono ancora molti nodi da sciogliere: deve essere una prova di opere come avveniva negli istituti tecnici, o di competenza? Uguale per tutti o diversa in base agli indirizzi di studio? Vorrei che la discussione su come dovrà svolgersi la prova avvenisse sotto forma di dibattito pubblico».
D. I tempi? 
R. «Di sicuro non brevi».

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