ANCHE IL 2015 INIZIA CON UNA AGGRESSIONE AI LAVORATORI DEL SETTORE PUBBLICO

Prendendo a pretesto la “anomala” protesta dei vigili urbani di Roma e degli spazzini di Napoli ancora una volta si è scatenata una ringhiosa canea contro i dipendenti pubblici, costruita dall’alto e amplificata da un coro di utili idioti (dal greco “idiotes” = “uomo privato“) e di interessati speculatori.

Personaggi come Renzi e Madia, che non hanno mai veramente lavorato in vita loro, hanno acchiappato la palla al balzo per promettere di mettere alla gogna, se non al rogo, questi irriconoscenti dipendenti pubblici che, anche se hanno un lavoro fisso, mantengono delle pretese.

I loro accoliti di destra, liberisti e fascio-leghisti, non sono stati da meno, basta vedere la campagna astiosa, velenosa, di vero e proprio odio, emblematicamente espressasi nei media berlusconiani.

Tutti insieme, da sempre, considerano il Pubblico Impiego un soggetto concorrente ai loro affari, al massimo un luogo da utilizzare per le clientele, dove sistemare amici e parenti, oppure la cassaforte alla quale, lecitamente o meno, attingere per spartirsi appalti, convenzioni e mazzette a spese dei cittadini, in particolare dei lavoratori che, al solito, sono quelli che pagano per tutto e per tutti.

Una campagna propagandistica per il licenziamento facile, tesa a sopraffare e nascondere i problemi veri e garantire così immeritato consenso ad una mediocre e parziale politica governativa.

Mentre la folla si eccita alla vista del “sangue”, politici, alti dirigenti della burocrazia, imprenditori, e banchieri (o loro dipendenti), che al giorno d’oggi sono quasi sempre la stessa cosa, si spartiscono allegramente la torta, socializzando le perdite e privatizzando i profitti.

Viene destrutturato il Pubblico Impiego? Con questo vengono meno anche diritti quali quello alla salute, all’istruzione, alla mobilità e tutto quello che doveva essere gestito per il bene comune. Annichilito progressivamente l’erogatore tutto è consegnato al “mercato” e con i diritti anche le nostre vite, la nostra dignità, il nostro futuro e quelle dei nostri figli e dei loro figli …

In questa vicenda a nessuno è venuto in mente di chiedersi perché una forma di protesta abbia trovato solo questo modo un po’ estemporaneo per esprimersi? A nessuno viene in mente che il pubblico impiego vede in larga parte negato il diritto di sciopero? Che da quasi 10 anni non vede un euro in più nelle buste paga il cui potere d’acquisto è crollato? Che il settore è stato decontrattualizzato con la volontà di gestirne l’agonia in forme autoritarie e disciplinari? Che le parti appetibili sono state progressivamente dilaniate e regalate (ricordiamo che erano pubbliche, cioè proprietà di tutti noi) al “mercato” degli amici e amici degli amici dei politici/imprenditori/banchieri? Che le continue riorganizzazioni sono fatte non per renderlo più efficiente ma per impedire la corretta erogazione dei servizi? Che quanto veniva offerto ai cittadini è oggi volutamente reso incerto, di difficile accessibilità, di minore qualità? Guardate lo stato della sanità pubblica, della scuola, dell’università, del trasporto pubblico, dei servizi ai cittadini … qualcuno pensa seriamente che il degrado dipenda dall’opera di qualche “fannullone?

Cobas Pubblico Impiego

IL COMUNICATO IN FORMATO STAMPABILE

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