NO al vincolo triennale per le assegnazioni provvisorie

Il CCNI sulle assegnazioni provvisorie rischia di sfasciare 28.000 famiglie.

Per neutralizzare gli effetti nefasti della legge 107/2015, i COBAS chiedono la rimozione del vincolo triennale sulle assegnazioni del personale docente.

I COBAS denunciano ancora una volta la situazione inaccettabile dei docenti immessi in ruolo negli ultimi anni, vittime degli effetti catastrofici della legge 107/2015 e del comportamento contraddittorio dei governi Renzi e Gentiloni. In particolare, l’attuale maggioranza di governo dopo aver “stabilizzato” nel 2015 ben 87.000 precari sui posti già vacanti e disponibili nella propria regione di residenza, con i trasferimenti 2016 ha allocato in maniera randomica gli stessi docenti secondo i dettami della legge 107/2015.

Questa politica contraddittoria avallata dai sindacati CGIL-CISL-UIL-SNALS, firmatari dello scellerato CCNI sui trasferimenti 2016, ha generato lo sfascio di ben 28.000 famiglie, quasi tutte meridionali, che si sono ritrovate i propri familiari catapultati negli angoli più remoti d’Italia per volontà di un computer e di un codice sul cui funzionamento ed affidabilità è meglio stendere un velo pietoso.

Un fatto inspiegabile, se non con la cattiva amministrazione dell’organico della scuola pubblica, il quale dopo il piano assunzionale vanta ancora al proprio interno circa 30.000 cattedre di posto comune su organico di fatto e ben 37.000 cattedre su posti in deroga sull’organico di sostegno. Tutti posti che potevano essere utilizzati per evitare il trasferimento forzoso dei 28.000 docenti, oltre che per stabilizzare parte dei precari ancora presenti nelle Graduatorie di Merito (GM), nelle Graduatorie ad Esaurimento (GaE), oltre che gli abilitati TFA e PAS.

Sulla base di questi numeri inoppugnabili, e di fronte alla “Caporetto” del MIUR, il governo Renzi ha pensato bene di usare tali posti disponibili, e di limitare i danni in tribunale, rimuovendo il vincolo triennale sulle assegnazioni provvisorie del 2016, salvo poi tentare di ripristinarlo quest’anno a causa dei vuoti di organico che questa politica scellerata ha determinato nel Centro-Nord Italia.

Ma il governo è andato oltre, e coprendosi di ridicolo ha giustificato l’imminente provvedimento adducendo che esso serve a garantire una fantomatica “continuità didattica”, già morta e sepolta proprio per effetto della legge 107/2015, usata da molti Dirigenti Scolastici per “spostare” i docenti, soprattutto quelli più “contrastivi”, da una classe all’altra e da una sede all’altra. Si tratta di un’interpretazione illegittima della l. 107, che di nuovo non rispetta le competenze degli organi collegiali e della contrattazione d’istituto.

Di fronte ad azioni del governo che offendono l’intelligenza dei docenti e delle loro famiglie, i COBAS chiedono che vengono adottati i seguenti provvedimenti:

  1. Eliminare per sempre il vincolo triennale sui trasferimenti e assegnazione provvisorie;

  2. Avviare una seria trattativa, dopo aver inserito in bilancio congrui finanziamenti, sul CCNL, dopo 8 anni di blocco, che preveda un adeguato aumento salariale;

  3. Inserire nel nuovo CCNL incentivi economici alla mobilità volontaria dei docenti che intendono andare al di fuori della provincia di residenza;

  4. Assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili per i precari della scuola, compresi i docenti inseriti nella II fascia delle graduatorie d’istituto non presenti né nelle GaE né nelle GM.

  5. Abolizione della legge 107/2015.

I Collegi docenti dicono NO alla “chiamata diretta”

Centinaia di scuole dicono NO alla assunzione diretta dei docenti da parte dei presidi

E compaiono anche parecchi presidi “inerziali”

 

Una delle norme più contestate e devastanti della Legge 107 è la “chiamata diretta”, che mira a stravolgere completamente il reclutamento dei docenti. Con essa infatti, il preside può scegliere a suo insindacabile giudizio, dall’ambito territoriale di riferimento, i docenti da far venire nella “sua” scuola con un incarico triennale che potrà o meno confermare alla fine del triennio. Cgil, Cisl, Uil e Snals, anziché battersi per l‘abrogazione di tale norma, stanno cercando, con una sorta di pre-Contratto Integrativo siglato l’11 aprile con il MIUR, di dar vita ad uno pseudo-coinvolgimento del Collegio docenti nella “chiamata diretta”. Infatti, in tale pre-Contratto (che per ora è solo una “ipotesi”e deve ancora essere siglato in modo definitivo) viene stabilito che: a) il preside individua fino ad un massimo di 6 criteri per la scelta dei docenti; b) porta la sua proposta nel Collegio docenti, che può anche modificarla nei criteri, però sempre scelti tra 18 stabiliti dal pre-Contratto; c) se il Collegio non si esprime sulla proposta, il preside procede ugualmente a stabilire i requisiti e a effettuare la scelta; d) in caso di “inerzia” (cioè di non-decisione da parte del preside) sarà l’Ufficio Scolastico Regionale a decidere in merito all’invio di docenti nella scuola.

Il collaborazionismo che i Quattro sindacati vorrebbero imporre ai Collegi docenti non cambia di una virgola la sostanza della “chiamata diretta”, perché ciò che la rende inaccettabile è che sia il preside a scegliersi i docenti, nonché la triennalizzazione e precarizzazione del rapporto di lavoro. Si tratta dunque, da parte dei Quattro, di un grave, oltre che ridicolo, tentativo di coinvolgere i docenti nell’abominio della “chiamata diretta”, facendo legittimare dal Collegio una norma così distruttiva e contestata. Noi, invece, continuiamo a batterci contro questa norma (ed altre della L.107) e ne chiediamo l’abrogazione. Conseguentemente, l’unica indicazione corretta da dare ai Collegi è quella di non avallare alcun criterio per la scelta dei docenti e di non approvare alcuna proposta del preside in tal senso. Perciò abbiamo formulato e portato nelle scuole una mozione da approvare nei Collegi che, in coerenza con le nostre lotte e la nostra posizione abrogazionista della norma, esprime la totale avversione alla chiamata diretta e il rifiuto a deliberare qualsiasi criterio proposto del dirigente. Tale mozione e altre analoghe, o derivate dalla nostra, stanno ottenendo un grande successo in centinaia di scuole finora chiamate a deliberare (in larghissima maggioranza istituti comprensivi per le Elementari mentre nella scuola dell’Infanzia, nelle Medie e nelle Superiori i tempi decisionali sono più lunghi e tali scuole verranno coinvolte via via nei prossimi giorni).

Da notare, infine, che in molte scuole tanti presidi si stanno rendendo conto dei grandi rischi a cui vanno incontro, inventandosi criteri impresentabili e procedendo a scelte così contestabili che, è facile prevedere, provocherebbero ricorsi, denunce, accuse di clientelismo e nepotismo ecc. Cosicché, visto che i/le presidi non hanno l’obbligo di effettuare la “chiamata diretta”, dato che la L. 107 prevede che “in caso di inerzia dei presidi, sia l’USR ad assegnare i posti in base al punteggio”, alcuni/e di essi/e non convocano nemmeno i collegi sul tema, dichiarando apertamente che lasceranno l’onere della chiamata agli USR; e molti/e altri/e, dopo che i Collegi si sono rifiutati di deliberare, optano per una salutare “inerzia”, girando anch’essi/e la patata bollente agli USR. In parallelo alla vistosa crescita delle bocciature della “chiamata diretta” da parte dei docenti, ben vengano dunque tanti altri/e presidi “inerziali”.

PROPOSTA di MOZIONE per i Collegi sui requisiti per la chiamata diretta dei docenti

Come ben sapete una delle norme più contestate e devastanti della Legge 107 è la cosiddetta “chiamata diretta”, che stravolgerà completamente il sistema di reclutamento dei docenti nella singola scuola. Con essa infatti, il dirigente sceglierà direttamente, e a suo unico e insindacabile giudizio dall’ambito territoriale di riferimento, i docenti da far venire nella “sua” scuola con un incarico triennale che potrà o meno confermare alla fine del triennio.

Sindacati Confederali e Snals (la Gilda no), anziché battersi per la cancellazione/abrogazione di tale norma, hanno pensato bene, con l’“ipotesi” di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo siglato l’11 aprile con il MIUR, ad un pseudo-coinvolgimento del Collegio Docenti nella “chiamata diretta”.

Infatti, con tale “ipotesi” (che, tra l’altro, deve ancora essere siglata in modo definitivo) nel meccanismo della “chiamata diretta”, rispetto a quanto previsto dalla normativa della L. 107, viene aggiunto (come si legge nella Mozione che proponiamo), che :

– il dirigente individua fino ad un massimo di 6 criteri/requisiti/indicatori, tra i 18 che sono stati stabiliti nell’ipotesi di CCNI, “da considerare utili ai fini” della scelta dei docenti;

– porta la “sua” proposta all’approvazione/delibera del Collegio Docenti, che può anche modificarla nei criteri, che devono però essere sempre scelti nell’ambito dei 18 predeterminati ;

– se entro 7 giorni, il CdD non si esprime/non delibera la proposta, il dirigente “procede comunque alla individuazione dei requisiti” e alla successiva scelta dei docenti .

Ovviamente quanto “aggiunto” dall’ipotesi non cambia di una virgola la sostanza della “chiamata diretta”, perché ciò che la rende inaccettabile è che sia il dirigente a scegliersi i docenti e la triennalizzazione (precarizzazione) del rapporto di lavoro, e queste restano tutte anche con l’attuale ipotesi. Essa quindi, é più una “foglia di fico” dei sindacati, un ridicolo tentativo di far vedere che fanno qualcosa di utile, un tentativo di coinvolgere i docenti nell’abominio della “chiamata diretta” e far legittimare dal CdD una norma così tanto controversa e contestata .

Noi COBAS invece, vogliamo continuare a batterci contro questa norma (ed altre) della L. 107 perché la “chiamata diretta” sia abrogata. Ci pare quindi che l’unica possibile indicazione da dare ai CdD sui criteri per la chiamata diretta, sia quella di NON FORNIRE/APPROVARE ALCUN CRITERIO e di NON APPROVARE la proposta del Dirigente.

In tal senso, trovate la MOZIONE che proponiamo da portare all’approvazione del CdD, mozione che in coerenza con le nostre lotte e la nostra posizione abrogazionista della norma, in modo articolato e chiaro, esprime la nostra avversione alla chiamata diretta e il rifiuto a deliberare qualsiasi criterio e la proposta del dirigente.

In merito a questa posizione espressa dalla mozione, qualora il dirigente dovesse insistere che sia comunque obbligatorio deliberare dei criteri e che non si possa decidere la non approvazione, ribadite che non è assolutamente così: è infatti la stessa “ipotesi” di contratto che prevede (come sopra riportato e come leggerete nella Mozione) che “il Collegio non si esprima” e che in tal caso il dirigente “proceda comunque all’individuazione dei requisiti”.

Infine, quanto all’atteggiamento che terranno i dirigenti nei confronti della Mozione, si tenga presente che :

– i dirigenti non hanno l’obbligo per legge di effettuare la “chiamata diretta”, visto che la L.107 stessa prevede che “in caso di inerzia dei presidi, sia l’USR ad assegnare i posti in base al punteggio” ;

– anche qualche organizzazione dei dirigenti ha dato l’indicazione di non fare alcuna “chiamata diretta”.

* * *

SCHEMA di MOZIONE dei COBAS Scuola

sui requisiti per la chiamata diretta dei docenti dall’ambito territoriale per incarico triennale su scuola

Vista la convocazione del Collegio dei Docenti al fine di individuare il numero e la specifica dei requisiti tra quelli di cui all’allegato A della “ipotesi” di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l’a.s. 2017/2018, ai sensi dell’articolo 1, commi 79 e successivi, della legge 13 luglio 2015, n. 107;

Vista la Legge n. 107 del 13 luglio 2015 ed in particolare i commi 79, 80, 81 e 82 dell’art. 1 nei quali si prevede, tra l’altro, che, “… il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento …”, che “… l’incarico ha durata triennale ed è rinnovato purché in coerenza con il piano dell’offerta formativa …” e che “… l’incarico è assegnato dal dirigente scolastico e si perfeziona con l’accettazione del docente. Il docente che riceva più proposte di incarico opta tra quelle ricevute. L’ufficio scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso di inerzia del dirigente scolastico”;

Visto l’allegato alla “ipotesi” di CCNI (non ancora “perfezionata”) che al punto 3 prevede: “Il dirigente scolastico formula la proposta di passaggio da ambito a scuola in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa. A tal fine il dirigente, previa deliberazione del collegio dei docenti su proposta del dirigente medesimo, individua sino a un massimo di sei titoli ed esperienze specifiche tra quelle di cui all’allegato A, per ciascun posto vacante e disponibile, ovvero per gruppi di posti, in coerenza con il PTOF e il Piano di Miglioramento dell’istituzione scolastica. Qualora il collegio dei docenti correttamente convocato non si esprima entro 7 giorni dalla data prevista, il dirigente scolastico procede comunque all’individuazione dei requisiti e alla pubblicazione dell’avviso, nel rispetto dei termini previsti a livello nazionale”.

Vista la nota MIUR del 19 aprile 2017, prot. n. 16977 con la quale si comunica che l’ipotesi di CCNI introduce la necessità di una deliberazione del Collegio dei docenti, su proposta del Dirigente scolastico, sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale” e comunica i termini entro i quali devono essere convocati i Collegi dei Docenti dei diversi gradi di istruzione;

il Collegio dei Docenti del _____________________ di __________________________

non condivide il sistema di mobilità con gli incarichi triennali delle/dei docenti, per chiamata diretta, da parte del preside (e ne chiede la abrogazione);

e ritiene, invece,

che la mobilità debba essere gestita esclusivamente con titolarità su scuola e secondo il relativo punteggio, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità della titolarità a tutte/i le/i docenti.

Ciò premesso, il Collegio dei Docenti in data ____________

DELIBERA

di NON APPROVARE ALCUN REQUISITO per la cosiddetta chiamata diretta e di NON APPROVARE la proposta del Dirigente Scolastico sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale.

NO-INVALSI: successo dello sciopero del 3 maggio. Revoca dello sciopero del 9

Dopo lo sciopero del 3 maggio contro i quiz Invalsi e la legge 107 nella scuola dell’Infanzia, nella Primaria e Media di primo grado, gravissimo e ultra-discriminatorio intervento della Commissione di Garanzia che impedisce ai lavoratori/trici di effettuare il 9 maggio l’analogo sciopero nella scuola Superiore

Lo sciopero del 3 maggio contro i quiz Invalsi e i decreti attuativi della legge 107 ha avuto un buon successo in tante città ed un risultato eccellente in particolare in Sardegna dove, anche grazie alla partecipazione di tanti genitori che hanno tenuto i/le figli/e a casa, un numero elevato di scuole sono state completamente chiuse per lo sciopero di docenti e ATA. I quiz sono saltati parzialmente o totalmente in centinaia di scuole, cosicché i disastrosi indovinelli non sono stati propinati a migliaia di alunni/e della primaria.

Come abbiamo più volte ricordato, lo sciopero e il boicottaggio dell’Invalsi sono stati motivati dal fatto che i decreti attuativi hanno aggravato ulteriormente la centralità già attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti, visto che nella scuola Media di primo grado le rilevazioni dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo, mentre nella scuola Superiore, dall’anno successivo, gli studenti verranno sottoposti a quiz i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità, per essere ammessi al quale sarà indispensabile aver svolto il test Invalsi.

In questo modo, la valutazione predisposta dai docenti cederà completamente il passo a quella estrapolata dai quiz standardizzati, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente. Gli insegnanti, per adeguarsi ai quiz, dovranno conformare la propria didattica agli indovinelli: ne emerge un modello di docente somministratore di prove standardizzate e “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo degli insegnanti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare.

Le buone notizie, che ci sono arrivate dalle scuole, sono state però oscurate dall’intollerabile e ultra- discriminatorio intervento della Commissione di garanzia (sugli scioperi) che ha reiterato, con una decisione gravissima, arbitraria e ingiusta, il divieto, emesso nei giorni scorsi, di scioperare nelle scuole Superiori il 9 maggio, giornata di effettuazione di quiz in tale ordine di scuole. Avevamo appreso una decina di giorni fa, prima con grande sorpresa e sconcerto poi con decisa indignazione, del divieto frapposto dalla Commissione di Garanzia allo sciopero del 9 maggio, divieto motivato sfruttando un sedicente “sciopero generale del Pubblico Impiego” indetto per il 12 maggio da tal “Federazione Sindacati Indipendenti” (FSI), struttura semisconosciuta e del tutto assente nella scuola. Dopo che centinaia di docenti avevano chiesto alla FSI di spostare al 9 maggio lo sciopero delle Superiori, ricevendone risposte sciocche e offensive, abbiamo inviato il 28 aprile una nota di protesta alla Commissione, in cui chiedevamo urgentemente la revoca del divieto. In essa abbiamo sottolineato quanto fosse ingiusta e discriminatoria l’imposizione, perché in passato ripetutamente la Commissione non ha applicato la “rarefazione” (cioè l’intervallo tra uno sciopero e l’altro) nel caso di sovrapposizioni tra scioperi generali e di categoria, anche perché altrimenti la convocazione di uno sciopero generale al mese da parte di chiunque impedirebbe ogni altro sciopero di settore. Tale non- applicazione è avvenuta anche ultimamente, intorno agli scioperi generali dell’8 marzo e del Primo maggio, visto che nelle settimane precedenti e successive tali date sono stati autorizzati numerosi scioperi di categoria, locali, territoriali. Invitavamo la Commissione a tenere nel debito conto il fatto che gli effetti dello sciopero della FSI saranno del tutto nulli nelle Superiori, a causa della loro assenza dal comparto scuola, mentre il nostro sciopero del 9 riguardava solo questo settore e di fatto i/le lavoratori/trici coinvolti nella somministrazione dei quiz. Ricordavamo, infine, che la convocazione dello sciopero da parte della FSI aveva potuto precedere di poche ore la nostra solo perché avevamo dovuto attendere 10 giorni la risposta – risultata poi negativa – della Commissione sul quesito (che la stessa Commissione ci aveva sollecitato, garantendo una risposta rapida) a proposito della possibilità che lo sciopero potesse coinvolgere solo le attività legate alle prove Invalsi e non la normale didattica. Tutte queste argomentazioni sono state di fatto ignorate dalla Commissione, che dando di fatto una mano all’Invalsi, al MIUR, alla ministra Fedeli e al governo dopo il successo della prima giornata di sciopero, ha reiterato il divieto. Che le nostre ragioni fossero forti lo dimostra persino il fatto che la prima notifica di divieto ci è giunta ben due settimane dopo la nostra comunicazione di sciopero, mentre la risposta alla nostra nota di protesta, è giunta cinque giorni dopo la nota stessa e dopo due giorni di riunione “permanente” della Commissione.

Pur indignati/e per un divieto che colpisce il diritto legittimo di docenti ed ATA delle scuole Superiori a scioperare contro gli assurdi quiz Invalsi, e pur più che mai convinti delle nostre ragioni, ci vediamo costretti ad ottemperare al divieto, ingiusto e assolutamente discriminatorio, per non esporre lavoratori/trici a possibili sanzioni pecuniarie e disciplinari. Pertanto revochiamo lo sciopero da noi convocato per il 9 maggio nella scuola Media Superiore su tutto il territorio nazionale e ci auguriamo che possano essere gli studenti ad ovviare a questa nostra forzata assenza nel sacrosanto boicottaggio dei disastrosi indovinelli.

NO-INVALSI: sciopero del 3 maggio. La Commissione di garanzia vuole bloccare quello del 9

Contro i quiz Invalsi e la legge 107 il 3 maggio sciopero nella scuola dell’Infanzia, nella Primaria  e Media di primo grado, mentre la Commissione di Garanzia interviene arbitrariamente contro quello del 9 maggio nella scuola Superiore

Gli otto decreti attuativi della legge 107 hanno aggravato ulteriormente la centralità già attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti.

Nella scuola Primaria l’Invalsi svolgerà rilevazioni nazionali nelle classi seconda e quinta, il 3 e il 5 maggio.

Nella scuola Media le rilevazioni dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo.

Nella scuola Superiore, le cui prove si svolgeranno il 9 maggio, dall’a.s. 2018/2019 gli studenti verranno sottoposti a quiz in inglese, italiano, matematica, i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità, per essere ammessi al quale è indispensabile aver svolto i quiz.

Insomma, la valutazione predisposta dai docenti cede completamente il passo a quella estrapolata dai quiz standardizzati, considerati il più “qualificato” strumento per giudicare gli apprendimenti, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente.

L’Invalsi determinerà la valutazione delle scuole e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, dovranno conformare la propria didattica agli indovinelli.

Ne emerge un nuovo modello di docente “adattabile”, somministratore di prove standardizzate e “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo dei docenti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili alle mutevoli esigenze di una sempre più cialtrona “scuola-azienda”.

Per tutte queste ragioni, nel quadro della più generale opposizione alla legge 107 e agli otto decreti attuativi, abbiamo indetto per il 3 maggio (scuola dell’Infanzia, Primaria e Media di primo grado) e per il 9 maggio (scuola Superiore) lo sciopero dell’intera giornata del personale docente ed ATA, al fine di boicottare i quiz come strumento di valutazione delle scuole, degli studenti e del personale.

Ma nei giorni scorsi, sullo sciopero del 9 vi è stato un pesantissimo e arbitrario intervento della Commissione di Garanzia che, sfruttando un sedicente sciopero generale del Pubblico Impiego indetto per il 12 maggio dalla Federazione Sindacati Indipendenti (FSI), struttura semisconosciuta non presente nella scuola, intende imporci la revoca dello sciopero. Dopo che tanti docenti hanno chiesto alla FSI di spostare al 9 maggio lo sciopero delle Superiori, ricevendone risposte sciocche e offensive, abbiamo inviato il 28 aprile una nota di protesta alla Commissione, in cui chiediamo urgentemente la revoca del divieto. In essa sottolineiamo quanto sia ingiusta e discriminatoria l’imposizione, perché ripetutamente la Commissione non ha applicato la “rarefazione” (cioè una settimana di intervallo tra uno sciopero e l’altro) nel caso di sovrapposizioni tra scioperi generali e di categoria, anche perché altrimenti la convocazione di uno sciopero generale al mese da parte di chiunque impedirebbe ogni altro sciopero di settore. Tale non-applicazione è avvenuta anche ultimamente, intorno agli scioperi generali dell’8 marzo e del Primo maggio, visto che nelle settimane precedenti e successive tali date sono stati autorizzati numerosi scioperi di categoria, locali, territoriali. Va inoltre tenuto conto che gli effetti dello sciopero della FSI saranno infinitesimali nelle Superiori, mentre il nostro sciopero del 9 riguarda solo questo settore e neanche tutta la scuola. Infine, va sottolineato che la convocazione dello sciopero da parte della FSI ha preceduto di poche ore la nostra per il 9  solo perché abbiamo dovuto attendere ben 10 giorni (dal 27 marzo al 6 aprile) la risposta – risultata negativa –  della Commissione sul quesito (che la stessa Commissione ci aveva sollecitato, garantendo una risposta rapida) a proposito della possibilità che lo sciopero (di “mansione”) potesse coinvolgere solo le attività legate alle prove Invalsi e non la normale didattica.

Ci auguriamo vivamente che la Commissione, alla luce di questi fatti, ripari l’ingiusta richiesta di revoca e consenta ai lavoratori/trici delle Superiori di scioperare il 9 maggio. Attendiamo per domani la risposta, e poi prenderemo le nostre decisioni, fermo restando la nostra volontà di non esporre docenti ed Ata a possibili, per quanto sommamente ingiuste, sanzioni pecuniarie.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Stefano d’Errico segretario nazionale UNICOBAS

2 maggio 2017

CONSULENZA COBAS PER MOBILITÀ

Anche quest’anno, presso la sede di piazza Unità d’Italia n. 11, forniremo agli iscritti e a coloro che vorranno iscriversi la nostra consulenza per la domanda di trasferimento.

La sede sarà aperta dalle ore 17.00 alle ore 19.30:

ad aprile nei giorni:

  • lunedì 24,
  • mercoledì 26,
  • giovedì 27;

a maggio nei giorni:

  • martedì 2,
  • mercoledì 3,
  • giovedì 4,
  • venerdì 5.

SCIOPERO CONTRO I QUIZ INVALSI

Contro i quiz Invalsi, la legge 107 e gli otto decreti attuativi

SCIOPERO DELLA SCUOLA

3 maggio – Infanzia, Primaria e Media di primo grado

9 maggio – Media Superiore

Dal quadro generale degli otto decreti attuativi della legge 107 – approvati definitivamente il 7 aprile dal Consiglio dei Ministri e contro i quali abbiamo effettuato con successo lo sciopero generale del 17 marzo – emerge la centralità attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti.

Nella Scuola Primaria essi svolgono rilevazioni nazionali nelle classi seconda e quinta, che costituiscono parte prioritaria di tale valutazione.

Nella Scuola Media le rilevazioni, che riguardano italiano, matematica e inglese nella classe terza, dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo.

Nella Scuola Superiore le prove si svolgeranno nella classe seconda e quinta; e durante l’ultimo anno gli studenti verranno sottoposti a quiz in inglese, italiano, matematica, i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità – per essere ammessi al quale è indispensabile aver svolto i quiz – in una specifica sezione del curriculum.

Infine, per quel che riguarda l’Università, i risultati Invalsi potranno essere decisivi per l’accesso alle facoltà.

Insomma, la valutazione predisposta dai docenti, quale atto cruciale del complesso e delicato processo dell’apprendimento, cede completamente il passo alla valutazione didascalica degli studenti e delle scuole (oltre che degli insegnanti stessi) attraverso i quiz standardizzati, considerati il più “qualificato” strumento per giudicare gli apprendimenti, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente.

Le rilevazioni Invalsi saranno non una presunta forma di “autovalutazione”, ma la valutazione vera e propria della scuola e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, come già ampiamente verificato in questi anni, dovranno conformare la propria didattica a quanto previsto dall’Invalsi. Da tutto ciò emerge, quindi, il modello del docente “adattabile”, derubricato a somministratore di prove standardizzate, le uniche ad avere reale valore nella valutazione, e ad “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo dei docenti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili alle mutevoli esigenze di una sempre più cialtrona “scuola-azienda”.

Nel contempo, gli otto decreti attuativi hanno ulteriormente aggravato la condizione di lavoro degli ATA, così come avevamo denunciato nella piattaforma dello sciopero del 17 marzo: in particolare, ai collaboratori scolastici viene imposto anche l’obbligo delle “mansioni di cura” per i disabili ed un ulteriore carico di lavoro del tutto estraneo alle loro qualifiche.

Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono appieno le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato e si delinea un infinito percorso di apprendistato.

Per i disabili si mira a distruggere l’inclusione in base a logiche di mero risparmio e a ridurre gli insegnanti di sostegno, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente.

Si aggrava la centralità dell’ “alternanza scuola-lavoro”, forma sfacciata di apprendistato gratuito, che diviene addirittura materia di esame alla Maturità.

Con il “sistema integrato 0-6 anni”, si abbassa il livello della Scuola dell’Infanzia pubblica, con il grave rischio per il personale di trasferimento negli Enti Locali, creando caos gestionali in scuole Primarie già oberate di pesi e di ruoli.

Convochiamo dunque per il 3 maggio (Scuola dell’Infanzia, Primaria e Media di Primo grado) e per il 9 maggio (Media Superiore) lo sciopero dell’intera giornata del personale docente ed ATAal fine di boicottare i quiz Invalsi e per la loro cancellazione come strumento di valutazione delle scuole, degli studenti e del personale.