PRECARIATO: SERVE UNA PIATTAFORMA UNITARIA

PER UNA PIATTAFORMA UNITARIA DI TUTTO IL PRECARIATO DELLA SCUOLA

SOLO UNENDO LE LOTTE SI PUÒ VINCERE

I Cobas hanno sistematicamente contrastato, negli ultimi due anni, l’impatto deleterio della cosiddetta “Buona Scuola”. Abbiamo denunciato la logica privatistica della riforma dell’istruzione voluta dal governo Renzi, che ha portato a compimento il processo di aziendalizzazione della scuola.

E, così come abbiamo sempre lottato contro gli scellerati tagli al personale e ai finanziamenti attuati da tutti i governi nei decenni passati, abbiamo per ultimo denunciato l’iniquo meccanismo di assunzione previsto dalla legge 107, il discriminante e punitivo piano straordinario della mobilità, il principio arbitrario ed autoritario della chiamata diretta.

Un’attenta riflessione va posta poi su tutta la situazione del precariato e sui conflitti che si vanno determinando sia al proprio interno sia con i docenti neoassunti, in conseguenza del sovrapporsi nel corso degli anni di incoerenti meccanismi di reclutamento.

L’ultima fase di questa sistematica azione di divide et impera si è concretizzata nel piano straordinario di mobilità previsto dalla 107. Le operazioni di trasferimento già compiute e pubblicate contengono numerosi errori. Ma, al di là degli errori “tecnici”, è proprio la discriminatoria successione di fasi di questo sistema di mobilità, prevista dal CCNI, a penalizzare ampi strati di lavoratori con decenni di esperienza alle spalle e che si sono trovati di fronte al ricatto: o precariato o emigrazione. Gli errori non possono essere “aggiustati” con il trucco della “conciliazione”, né tanto meno sono accettabili accomodamenti particolaristici e provvisori, talvolta lesivi delle legittime aspettative dei docenti delle GaE che hanno deciso di non inoltrare la domanda di assunzione nell’agosto 2015.

ORA, COME ERA PREVEDIBILE, MOLTI ALTRI NODI VENGONO AL PETTINE.
Siamo tutti a conoscenza della situazione in cui versano i diplomati abilitati magistrali ante 2002 e della diversità profonda che si è creata al loro interno in merito all’iscrizione nelle GaE. È 
necessario affrontare politicamente la questione per dare una prospettiva unitaria e di soluzione equa per tutti. Allo stato attuale abbiamo precari che: non hanno fatto il ricorso, lo hanno fatto ma lo hanno perso, l’hanno vinto con cautelare per l’iscrizione in GaE ma non hanno avuto riconosciuto il punteggio, l’hanno vinto con il riconoscimento del punteggio e, infine, pochi ormai inseriti a pieno titolo.

È una condizione inaccettabile.

A tutto ciò si aggiunge l’attesa, per novembre, delle sentenze della Cassazione che si deve pronunciare su quale debba essere l’organo giudiziario competente (giudice del lavoro o TAR) e del Consiglio di Stato che si esprimerà sul merito della questione con un parere che diverrà dirimente.
Simile la richiesta di iscrizione in GaE degli abilitati TFA e PAS, inseriti in seconda fascia d’Istituto, che se esclusi dalla lotteria del concorso, rischiano di essere espulsi dalla scuola.
È importante che prima di queste sentenze i precari della primaria, TFA e PAS si mobilitino: spezzare il blocco delle iscrizioni nelle GaE significa aprire una breccia verso la loro trasformazione in graduatorie permanenti come era prima del 2007.
I precari di terza fascia d’istituto sono all’ultimo anno di vigenza delle graduatorie; su tutti incombe l’ambigua formula del triennio lavorativo a partire dal 1° settembre 2016. Per loro chiediamo un percorso abilitante pubblico che garantisca l’immissione in graduatoria permanente. Così come un percorso pubblico di reclutamento deve essere garantito agli ultimi fra tutti, i neolaureati, ai quali si continua a prospettare, sola possibilità, la truffa dei TFA.

E tutto questo mentre le condizioni delle scuole e in particolare di quelle del Sud d’Italia rimangono molto critiche: classi troppo numerose anche in aperta violazione della legge; edifici inadatti e insicuri a causa dei tagli agli Enti locali; molti alunni con disabilità che non hanno le necessarie garanzie in termini di assistenza, di sostegno o di continuità didattica; il tempo scuola che si è drasticamente ridotto.

Sicuramente impressionante è il dato dei 402 docenti della secondaria di secondo grado della sola provincia di Napoli, i quali, dopo aver lavorato per anni con contratto a t.d. dalle GaE, hanno ottenuto la cattedra, su sostegno, in province del Centro-nord dal 1° settembre, nonostante fossero disponibili posti nelle province di provenienza, e che ora sono rientrati, con assegnazione provvisoria, mentre sarebbe bastato immetterli in ruolo, come tutti, per scorrimento dalle graduatorie, nella provincia in cui hanno sempre lavorato negli ultimi anni!

Condanniamo duramente l’atteggiamento di quei sindacati concertativi o di quegli esponenti del ceto politico che brigano per ottenere dilazioni e contentini a vantaggio dell’una e a detrimento dell’altra “fascia” di docenti.

Il “si salvi chi può” non è una soluzione praticabile. La 107, infatti, ha reso tutti parimenti flessibili e fungibili, precarizzando anche gli stabili ed escludendo dalle dovute immissioni migliaia di precari. Occorre che ci mobilitiamo finalmente in modo unitario e fermo su una piattaforma di rivendicazioni radicali e di alto profilo.

Senza giochi delle tre carte su organico di diritto e organico di fatto, tutti coloro, stabili e precari, che hanno lavorato nell’anno scolastico passato devono poter essere riconfermati sulla loro sede, dal momento che i posti c’erano e ci sono. Gli organici, docenti ed ATA, devono essere ampliati per consentire alle scuole di funzionare.

CHIEDIAMO

La messa a disposizione di tutti i posti disponibili, in organico di diritto e in organico di fatto, per permettere a tutti di lavorare nella propria regione;

L’ampliamento delle assunzioni (docenti e ATA) e del tempo scuola;

L’immediata stabilizzazione di tutti i precari con 36 mesi di servizio, sulla base della sentenza europea;

L’inserimento in GAE dei diplomati magistrali ante 2002, dei precari di seconda fascia d’istituto, degli idonei del concorso;

La trasformazione delle GAE in graduatorie permanenti come era prima del 2007;

Una modalità pubblica e gratuita di conseguimento dell’abilitazione per tutti e l’inserimento degli abilitati nelle graduatorie permanenti;

Il ripristino effettivo del “doppio canale” fino all’assunzione di tutti i precari della scuola. Prima di allora nessuna ipotesi relativa a un nuovo sistema di reclutamento può essere presa in considerazione. 
  
I posti ci sono, come c’è la necessità di tenere il più possibile aperte le scuole specie in regioni difficili. Servono docenti e ATA per farlo.

FORMAZIONE RSU e RLS – giovedì 29 settembre 2016

Alle RSU/RLS

delle Istituzioni scolastiche

della provincia di Palermo

Questa Associazione Sindacale organizza, ai sensi della normativa vigente, un

Convegno sindacale formazione RSU e RLS

giovedì 29 settembre 2016, ore 10.0013.00

sede PROVINCIALE COBAS – piazza Unità d’Italia, 11 – Palermo

sui seguenti argomenti:

– LA CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO E LA “BUONA SCUOLA”

– ORGANICO DELL’AUTONOMIA: utilizzazione su cattedre e potenziamento

– LA TUTELA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA: iniziative e ricorsi


Il contingente dei permessi di spettanza RSU/RLS è da loro gestito autonomamente nel rispetto del tetto massimo attribuito:

  • RSU: fruiscono nei luoghi di lavoro di permessi sindacali per l’espletamento del loro mandato, per presenziare a convegni e congressi di natura sindacale e ogni altra attività sindacale di carattere extra-aziendale (art. 10 comma 3 Ccnq 7/8/98 e Cass. 7087/86);
  • RLS: utilizzano permessi pari a 40 ore annue anche per la formazione (art. 73 Ccnl 2007).

I permessi, giornalieri ed orari, sono retribuiti e sono equiparati a tutti gli effetti al servizio prestato, e possono essere cumulati per periodi anche frazionati. Per garantire la funzionalità dell’attività lavorativa bisogna preavvisare il dirigente della fruizione del permesso sindacale, secondo le modalità concordate in sede decentrata, in genere 24/48 ore prima.

La giurisprudenza, vista anche l’esiguità dei permessi che non permette di individuare un interesse del datore di lavoro, ha negato la possibilità di sindacarne l’uso o di subordinarne la fruizione alle esigenze aziendali (Cass. 4839/92, 8032/96, 9765/96, 11573/97).


(facsimile Permesso RSU o RLS)

Al/la Dirigente scolastico/a del ________________________________

Sede

Oggetto: permesso RSU o RLS – Convegno sindacale di formazione 29 settembre 2016

Il/la sottoscritto/a ______________________________________________________, in qualità di RSU o RLS di questa Istituzione scolastica comunica che, ai sensi della normativa vigente (CCNQ 7 agosto 1998, per RSU; art. 73 comma 2 lett. g del CCNL 2007, per RLS), fruirà in data 29/9/2016, per n° ___ ore dalle ______ alle ______ (comprese quelle necessarie a raggiungere la sede di svolgimento), di un permesso retribuito al fine di partecipare al convegno in oggetto.

data ……/……/……………….                                                                                       Il/La Rappresentante RSU o RLS

VOTARE NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

VOTARE NO AL REFERENDUM

PER IMPEDIRE L’ULTERIORE DISTRUZIONE DELLA COSTITUZIONE

La revisione della Costituzione prevista dal ddl Boschi – Renzi (con il combinato disposto dell’Italicum) costituzionalizza un processo di concentrazione del potere legislativo nelle mani del governo e di progressivo svuotamento della democrazia rappresentativa in atto a partire dagli anni ’80 del ‘900, non a caso in coincidenza dell’avvento del neo liberismo. Tale processo è stato portato avanti in modo intercambiabile da governi di centro sinistra e di centro destra, compresi molti esponenti del fronte del NO al referendum che assumono tale posizione per ragioni ascrivibili unicamente al conflitto tra le varie componenti della casta per la gestione del potere politico.

Gli strumenti fin qui usati sono stati l’abuso dei decreti legge, l’uso sistematico dei decreti legislativi per molte della grandi riforme e i regolamenti delegati che – su autorizzazione del Parlamento – possono abrogare o derogare leggi ordinarie. Il tutto condito con il ricorso sistematico alla questione di fiducia per far passare senza emendamenti i ddl del governo, che costituiscono la stragrande maggioranza delle leggi approvate dal Parlamento. Di fatto il potere normativo è strutturalmente già nelle mani del governo con la trasformazione del Parlamento in un organo di ratifica di decisioni prese altrove.

A questo quadro la riforma aggiunge un quarto strumento di condizionamento del lavoro della Camera: i ddl blindati, su cui il governo chiede alla Camera di deliberare entro 5 gg l’urgenza con l’obbligo di votare entro 70 gg: non è più prevista come in una prima versione la blindatura anche del testo, ma è facilmente ottenibile con la questione di fiducia.

Inoltre, con la revisione dei poteri e della composizione del Senato abbiamo l’assegnazione almeno formale della funzione legislativa (salvo qualche significativa eccezione) e della stessa fiducia al Governo alla sola Camera dei deputati, la cui maggioranza assoluta – col ballottaggio previsto dall’Italicum – può benissimo essere conquistata da un partito con solo 29-30% dei voti al primo turno, anzi è altamente probabile con l’attuale quadro politico (la legge truffa del 1953 imposta dalla DC prevedeva un premio in seggi per la coalizione che avesse superato il 50% dei voti!). È evidente che tale meccanismo sacrifica completamente la rappresentatività politica alla stabilità governativa, vizio di costituzionalità già rilevato dalla Corte Costituzionale in riferimento al Porcellum, con cui peraltro è stato eletto l’attuale Parlamento, che per questo solo motivo dovrebbe essere delegittimato ad assumere una funzione costituente.

Ma di bel nuovo la mancanza di rappresentatività non nasce con l’Italicum, ma data dall’introduzione dal 1994 di leggi maggioritarie o nominalmente proporzionali ma con tali correzioni maggioritarie da determinare effetti distorsivi ancora più forti.

A completamento dell’accentramento dei poteri sono previsti sia la riduzione dei poteri legislativi e regolamentari delle Regioni, sia i maggiori ostacoli frapposti all’esercizio di quel poco che resta di democrazia diretta, con l’innalzamento delle firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare a 150.000 e a 800.000 per poter usufruire di un quorum di validità dei referendum meno arduo da raggiungere della maggioranza degli aventi diritto al voto.

Inoltre, la Costituzione materiale (e formale) è già cambiata in modo anche più grave se pensiamo alla prima parte, quella dell’uguaglianza sostanziale e dei diritti sociali:

– l’introduzione del principio neoliberista di sussidiarietà (art. 118) limita l’azione pubblica ai soli casi in cui il mercato e il privato sociale falliscono, prevedendo come destinatari dei servizi pubblici solo chi non si può permettere di pagare il prezzo di mercato e che non sono assistiti dalla carità del terzo settore, con conseguente strutturale dequalificazione del servizio pubblico;

– l’introduzione del principio del pareggio di bilancio nell’art. 81 Cost., votata dalla stragrande maggioranza del Parlamento, di fatto subordina la garanzia dei diritti sociali – prima inviolabili – alle disponibilità finanziarie nel quadro UEM dei vincoli di bilancio, come è già accaduto anche in alcune sentenze della Corte (per es. quelle sul blocco dei contratti pubblici – che è stato considerato incostituzionale solo dal 2015 in poi – e sull’incostituzionalità di alcuni tagli alle pensioni);

– il finanziamento delle scuole private a partire dalla legge sulla parità scolastica e l’aziendalizzazione della scuola pubblica da Berlinguer a Renzi, passando per Moratti, Fioroni e Giannini, violano l’art. 33 che vieta il finanziamento pubblico delle scuole private. In generale, è stato stravolto il modello di scuola previsto dalla Costituzione e dalla legislazione degli anni ’70, basato su libertà di insegnamento, pluralismo didattico culturale e democrazia collegiale;

– il fondamentale diritto alla salute (art. 32) è sempre meno garantito con l’aziendalizzazione e i tagli continui alla spesa sanitaria: non a caso le aspettative di vita si sono ridotte per la prima volta dagli anni ’50;

– la riforma Fornero ha completato l’opera dei governi precedenti con l’innalzamento dell’età pensionabile, la riduzione della pensione pubblica e la previdenza integrativa, che mette nelle mani del mercato più speculativo e truccato che ci sia, quello finanziario, il diritto alla previdenza (art. 38). Tra riduzione dell’aspettativa di vita e aumento dell’età pensionabile ci stiamo avvicinando al modello Bismarck, che fece coincidere l’età pensionabile con le aspettative medie di vita degli operai tedeschi, mandandoli in pensione quando morivano!

– con l’avvento del neoliberismo e, in particolare, delle politiche UE di austerità non è più perseguito l’obiettivo della piena occupazione e il diritto al lavoro (art. 4). Pacchetto Treu, riforma Biagi, Riforma Fornero e Jobs Act (che per garantire l’uguaglianza tra i lavoratori ha precarizzato anche quelli a tempo indeterminato) hanno precarizzato il lavoro aprendo la strada – con gli stages e l’alternanza scuola lavoro – al lavoro gratuito come nuova frontiera del mercato del lavoro. Il conseguente indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori ha reso vana anche la norma precettiva dell’art. 36: il salario deve garantire un’esistenza libera e dignitosa!

– non è garantita la libertà sindacale (art. 39) con le norme – per lo più contrattuali – che tolgono ai Cobas e a tutti i sindacati di base e conflittuali i diritti sindacali, in primis il diritto di assemblea; le modalità di determinazione della rappresentatività sindacale non garantiscono neanche i principi base della democrazia rappresentativa, creando un oligopolio sindacale;

– il diritto di sciopero e, in generale, l’idea del conflitto sociale e dell’agire collettivo come fattori positivi della dinamica sociale previsti dalla Costituzione (in particolare l’art. 40) sono stati fortemente limitati dalle leggi sulla regolamentazione e, in ultimo, dalla norma pattizia del TU del gennaio 2015.

È evidente come tutto questo svuoti di significato il principio di uguaglianza sostanziale previsto dall’art. 3, 2° comma, Cost., centrale nell’impianto costituzionale.

Ma anche sul piano tradizionale dei diritti di libertà la Costituzione è stata violata: basta dare uno sguardo non distratto alle tragedie quotidiane che si consumano nel Canale di Sicilia, ai CIE che violano le fondamentali garanzie della libertà personale previste dall’art. 13, alla normativa sull’immigrazione che produce strutturalmente clandestinità e, in generale, alla condizione dei migranti.

Infine, il ripudio della guerra dell’art. 11 è sistematicamente violato con le spedizioni militari in contesti di guerra paradossalmente in nome dell’esportazioni della democrazia, dei diritti dell’uomo o della ricerca di inesistenti armi di distruzione di massa: guerre che hanno provocato nuovi esodi di massa di esseri umani per i quali non vale tutta la retorica dei “diritti dell’uomo”.

È evidente il nesso tra i due tradimenti della Costituzione sul piano istituzionale e su quello sociale: la mancanza di rappresentatività delle istituzioni, la concentrazione del potere nelle mani del governo rendono più facile la destrutturazione dei diritti sociali e il depotenziamento del conflitto. La riforma costituzionalizza e determina un salto di qualità in pejus alle tendenze istituzionali e, quindi, in prospettiva rafforza anche l’ulteriore attacco ai diritti: sono motivazioni di merito rilevantissime per invitare con forza a VOTARE NO.

Ma con la stessa forza va chiarito che la disgregazione sia della prima che della seconda parte della Costituzione non nasce con il “renzismo”, ma si iscrive in processi di lunga durata, a cui hanno partecipato attivamente molti soggetti politici e culturali schierati con il fronte del NO. Per cui i Cobas parteciperanno attivamente alla campagna per il NO al referendum costituzionale, ma con contenuti e modalità autonome, non aderendo, quindi, agli esistenti Comitati per il NO.

TRASPARENZA PROVE CONCORSUALI

Alla Direttrice Generale dell’USR SICILIA

Dott.ssa Maria Luisa Altomonte

Palermo, 19 settembre 2016

OGGETTO: richieste di accesso agli atti delle prove concorsuali relative alla selezione di cui ai DD.DD.GG. 105, 106 e 107 del 2016

In relazione all’avviso pubblicato dall’USR Sicilia in data 29/08/2016, alcuni iscritti alla nostra OO.SS. hanno lamentato l’impossibilità, nei fatti, di procedere con eventuali ricorsi avverso il risultato delle prove concorsuali di cui in oggetto. Tutto ciò, nonostante sia noto all’opinione pubblica che in alcune procedure concorsuali, svolte in altre regioni, si siano palesati una serie di errori ed omissioni nelle correzioni degli elaborati scritti tali da indurre i magistrati ad emettere ordinanze cautelari che hanno cambiato in modo significativo l’esito della procedura concorsuale in oggetto.

Sebbene, l’avviso del vostro ufficio ricordi che per l’art. 43 del Decreto Legislativo n. 140/2010 “… ai fini di eventuale proposizione di ricorso giurisdizionale, non è indispensabile la produzione degli atti richiesti con l’accesso, in quanto il ricorso potrà essere integrato con motivi aggiunti dopo l’acquisizione di detti atti …”, è doveroso ricordare che per proporre un eventuale ricorso al tribunale competente è innanzitutto necessario capire, per il potenziale ricorrente, se sussistano gli estremi per instaurare un contenzioso.

Questa esigenza è ostacolata dalla strategia dilatoria dei vostri uffici che hanno stabilito nell’avviso del 29/08/2016 che “… le richieste di accesso pervenute, così come quelle che perverranno successivamente, saranno evase entro 60 giorni dalla richiesta …”.

Una decisione che di fatto impedisce alla scrivente O.S. di valutare se ci sono le condizioni per eventualmente avviare ricorsi avverso la procedura concorsuale, come viceversa è stato possibile fare in altre regioni che hanno rispettato il limite di 30 giorni per le istanze di accesso agli atti.

Alla luce di quanto sopra esposto, al fine di tutelare i diritti dei nostri iscritti, la presente O.S. chiede ai vostri uffici l’immediato rilascio dei documenti relativi alle richieste di accesso agli atti, rispettando il limite dei 30 giorni di tempo previsti dalla legge.

ORGANICO DELL’AUTONOMIA

ORGANICO DELL’AUTONOMIA

La recente Nota Miur sull’”organico dell’autonomia”, nella sua Premessa recita: “la Legge 107/2015 si pone la finalità strategica di dare piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche”, dando “nuovo impulso agli elementi già presenti nel sistema nazionale di istruzione, frutto di oltre 15 anni di lavoro intenso e proficuo delle istituzioni scolastiche autonome. In tale prospettiva, l’introduzione dell’organico dell’autonomia costituisce uno degli elementi più innovativi”.

Se per tutto il 2015 l’intero mondo della Scuola si è battuto contro questa legge, con la più grande adesione mai vista a uno sciopero indetto da tutte le organizzazioni sindacali, col boicottaggio dei quiz Invalsi, con lo sciopero degli scrutini, è perché era chiaro sin dall’inizio che essa rappresentava un ulteriore e decisivo passo verso quella che abbiamo chiamato la scuola-azienda.

Per far questo, la “Buona Scuola” realizza due condizioni essenziali:

1. consegna nelle mani del dirigente scolastico un potere che neanche la “brunetta” era riuscito a dargli;

2. introduce la massima flessibilità attualmente possibile nell’utilizzazione dell’organico docente.

Per evitare una gestione monocratica e caotica del personale diventa, allora, sempre più importante che Collegi dei docenti, Consigli d’Istituto ed RSU definiscano in modo chiaro e autonomo criteri e proposte operative sull’utilizzo del personale docente, indispensabili per cercare di arginare i possibili abusi e le discrezionalità da parte del dirigente scolastico.

È importante per questo che i docenti entrino nel merito della composizione delle classi e dell’assegnazione alle stesse, dei criteri generali definiti in questa materia dal Consiglio di istituto, della trattativa di ogni singola istituzione scolastica, affinché la RSU contratti le modalità di utilizzazione del personale docente e ATA in base ad un’equa distribuzione dei carichi di lavoro nell’uguaglianza dei diritti e dei doveri.

Di conseguenza nelle delibere collegiali occorre specificare :

– che la distribuzione delle cattedre tra i docenti dell’organico dell’autonomia deve tener conto della titolarità dei docenti già in ruolo alla data dell’entrata in vigore della legge 107 (art 1, comma 73), del conferimento dell’incarico “prioritariamente su posti comune e di sostegno vacanti e disponibili” dei titolari di ambito (comma 79) e, in generale, del diritto di tutti i titolari di ambito ad espletare pienamente la propria funzione di docente in attività di insegnamento ;

– che i docenti facenti parte di Istituti Comprensivi o accorpamenti di scuole, prima di poter essere utilizzati in un ordine di scuola diverso da quello di provenienza, abbiano assicurata “una specifica formazione nell’ambito del Piano nazionale di cui al comma 124”, formazione che al momento ancora non esiste (comma 20);

– che l’utilizzo di docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, può avvenire solo se si è in possesso di titoli di studio validi per l’insegnamento della disciplina e purché non siano disponibili nell’ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso (comma 79);

– che l’uso dei docenti dell’autonomia per le supplenze fino ai 10 giorni è possibile, ma non obbligatorio in quanto subordinato al “perseguimento degli obiettivi” didattici del PTOF; che il limite dei 10 gg è inderogabile per cui non sono ammesse reiterazioni (comma 85);

– che nel PTOF va precisato che i docenti, in particolare quelli del “potenziamento”, vanno utilizzati per gli obiettivi didattici individuati (riduzione del numero degli alunni per classe anche mediante le classi articolate; assegnazione alle classi mediante la non saturazione della cattedre a 18 ore; attività di recupero, ecc), escludendo esplicitamente o riducendo drasticamente l’uso per le supplenze.

A tale proposito ricordiamo che:

Il Collegio dei docenti (art. 7, comma 2, lett. b. dlgs. n. 297/1994): “formula proposte al direttore didattico o al preside per la formazione, la composizione delle classi e l’assegnazione ad esse dei docenti, per la formulazione dell’orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo o d’istituto”;

Il Consiglio di istituto (art. 10, comma 4, dlgs. n. 297/1994): “indica, altresì, i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all’assegnazione ad esse dei singoli docenti, all’adattamento dell’orario delle lezioni e delle altre attività scolastiche alle condizioni ambientali e al coordinamento organizzativo dei consigli di intersezione, di interclasse o di classe; esprime parere sull’andamento generale, didattico ed amministrativo, del circolo o dell’istituto, e stabilisce i criteri per l’espletamento dei servizi amministrativi”;

La RSU (CCNL 2006/7, art 6, lett. H-I) contratta le : “modalità di utilizzazione del personale docente in rapporto al piano dell’offerta formativa e al piano delle attività e modalità di utilizzazione del personale ATA in relazione al relativo piano delle attività formulato dal DSGA, sentito il personale medesimo; i) criteri riguardanti le assegnazioni del personale docente, educativo ed ATA alle sezioni staccate e ai plessi..” Peraltro, il CCNI sulle utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del 15/6/2016 ribadisce in premessa “che in data 10.5.2012 il nuovo protocollo d’intesa sul lavoro pubblico tra il Ministro della Pubblica Amministrazione, le Regioni, le Province, i Comuni e le Organizzazioni sindacali ha ribadito il pieno riconoscimento del ruolo negoziale e delle prerogative delle RSU nei luoghi di lavoro nelle materie previste dal CCNL vigente”.

Allora, in questi contesti collegiali e contrattuali, è auspicabile adottare decisioni quanto possibile egualitarie, evitare di contribuire alla frammentazione del personale col rischio di acuire ulteriori contrasti tra pezzi di categoria proprio mentre si possono creare le condizioni per sviluppare una piattaforma capace di unificare tutte le istanze particolari che stanno emergendo dal marasma realizzato dalla “Buona scuola”.

INTEGRAZIONE DOMANDA DI ASSEGNAZIONE PROVVISORIA INTERPROVINCIALE SU POSTI DI SOSTEGNO E ISTANZE “TARDIVE” DI PART TIME

Si raschia il fondo del barile! Come già si vociferava da qualche giorno, per rimediare in parte e temporaneamente al guazzabuglio ministeriale delle immissioni in ruolo e delle assegnazioni delle sedi di servizio, USR e Ambiti Territoriali della Sicilia hanno emanato le note, ai sensi della lettera C del CIR sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie siglato in data 24/8/16,  con cui comunicano destinatari, modalità e tempi per la presentazione della richiesta di disponibilità per incarichi di utilizzazione su posti di sostegno.

Il provvedimento è rivolto a tutti i docenti di ogni ordine e grado che hanno presentato domanda di assegnazione provvisoria interprovinciale anche se sprovvisti del titolo di specializzazione.

Il 30 agosto 2016 è il termine ultimo (ma l’A.T. Di Palermo da indicazione del 31/8/16) per l’integrazione della domanda di assegnazione provvisoria relativamente ai posti di sostegno che residueranno dopo i movimenti per consentire ai docenti che non abbiano ottenuto l’assegnazione provvisoria di rientrare anche se non possiedono il titolo di specializzazione.

L’istanza deve essere inoltrata via mail all’Ambito territoriale dove è stata inoltrata la domanda di assegnazione provvisoria.

Si consiglia di consultare i siti degli Ambiti Territoriali di interesse perchè ognuno di questi ha approntato diversi modelli e modalità di trasmissione della richiesta.

Segnaliamo inoltre la possibilità di inoltro di “domande tardive di part time” entro la data del 31/8/16, in modo che la domanda di utilizzazione/assegnazione possa trovare accoglimento anche su spezzoni orari, allegando un’autodichiarazione in tal senso all’inoltro della stessa domanda su Istanze online o nei casi di procedure di invio già chiuse agli indirizzi di posta elettronica degli ambiti territoriali di servizio e di utilizzazione/assegnazione provvisoria.

Di tali procedure non si ritrova traccia sui siti istituzionali degli uffici territoriali scolastici ma risulta confermata la comunicazione del MIUR agli USR di accoglimento, ove possibile, di queste istanze.

Per approfondimenti rinviamo alle notizie su Orizzonte Scuola.

Si riportano di seguito i collegamenti ai siti dei vari ambiti territoriali per le domande di sostegno.

IL COMUNICATO DELL’USR SICILIA

IPOTESI CIR SICILIA SULLE UTILIZZAZIONI E ASSEGNAZIONI PROVVISORIE

MODELLO DI DOMANDA GENERICO (per gli ambiti che non hanno approntato specifico modello)

NOTE E MODELLI DEGLI AMBITI TERRITORIALI:

SITO AMBITO

NOTA

MODELLO DI DOMANDA

AGRIGENTO NOTA MODELLO DI DOMANDA
CALTANISSETTA NOTA MODELLO DI DOMANDA
CATANIA NOTA MODELLO DI DOMANDA
ENNA NOTA MODELLO DI DOMANDA
MESSINA NOTA MODELLO DI DOMANDA
PALERMO NOTA MODELLO DI DOMANDA
RAGUSA NOTA MODELLO DI DOMANDA
SIRACUSA NOTA MODELLO DI DOMANDA
TRAPANI NOTA MODELLO DI DOMANDA

IL TAR LAZIO INSERISCE “CON RISERVA” NELLE GAE I DIPLOMATI MAGISTRALE

Lo scorso 13 agosto, il TAR del Lazio sez. III bis ha accolto la nostra domanda e ha ordinato l’inserimento “con riserva” nelle GAE di uno dei nostri gruppi di ricorrenti titolari di diploma magistrale conseguito entro l’anno 2002.

Per la trattazione collegiale, il TAR ha fissato la camera di consiglio per il 14 settembre.

Questo decreto dovrà essere eseguito dall’Amministrazione.